Interno della tomba di Laris
Interno della tomba di Laris

E’ in realtà un ritrovamento del 27 ottobre, la camera quadrata di circa 4 metri di lato che ha custodito per circa 2200 anni una serie di reperti archeologici di età etrusca.

A farne la scoperta è il proprietario del campo dove si è aperta la voragine: i diversi sopralluoghi hanno portato alla luce due sarcofagi splendidamente conservati, diverse urne cinerarie, suppellettili che dovevano accompagnare i defunti nell’aldilà, tra cui anche un lembo di stoffa; inoltre la camera funeraria è decorata con un fondale azzurro e diverse scritte di carattere sinistrorso, tipiche della civiltà etrusca, tra cui è stato rintracciato il nome LARIS. Si è successivamente appurato che la tomba appartiene a un clan etrusco molto conosciuto, databile al III secolo a.C.

E’ da appurare se nel tempo, le tombe siano state profanate come purtroppo spesso accade, inoltre bisognerà constatare se la camera in realtà non è collegata ad altre camere, come era uso negli etruschi per creare le loro necropoli.

Data la raffinatezza dei marmi usati e lo stato di conservazione dei reperti, gli studiosi considerano il ritrovamento di grande rilievo e interesse storico: Città della Pieve si è conquistata il titolo di Città Etrusca.

Il 19 Dicembre tutti i ritrovamenti sono stati presentati al Museo Civico di Santa Maria dei Servi di Città della Pieve, ma l’intento è quello di ricreare fedelmente la camera al suo stato originale, in modo fruibile ai visitatori, sia per promuovere l’immenso patrimonio storico di cui l’Italia è dotata, sia per focalizzare le nuove pratiche di restauro e conservazione dei reperti: adottare innovative tecniche di intervento, ha permesso di preservare il colore dei manufatti; uno dei volti scolpiti sopra la parte superiore dell’urna cineraria, ha ancora le pupille dipinte e grazie al consolidamento immediato del colore durante il ritrovamento, si apriranno degli studi nuovi sulle tinte in epoca etrusca. All’interno delle urne, sono stati rinvenuti materiali organici (ossa e ceneri), che saranno successivamente analizzati dall’equipe dell’Università di Pavia che detiene la più importante banca dati del DNA  etrusco. Altra particolarità dei reperti riguarda il materiale: le urne, sono state realizzate con il marmo alabastrino (non autctono del luogo) mentre i sarcofagi sono stati realizzati con la pietra arenaria, presente nel pievese, segno di un avanzato progresso all’interno del clan stesso.

Fonte : Perugia Today