Immagine di trittico
Immagine di trittico

Io credo che chiunque si dia all’arte, di qualsiasi tipo di arte si tratti, trae dalla quotidianità la propria ispirazione. Sin dai suoi albori, l’uomo che ci ha lasciato le pitture rupestri, ha ritratto la sua vita, magari qualcosa che lo aveva colpito particolarmente e voleva mostrare agli altri della tribù o ricordare un evento particolare della vita della sua famiglia. Ovviamente, non tutti hanno doti artistiche, ma sicuramente abbiamo un occhio e un modo nostro di poter sia vedere che descrivere ciò che vediamo; è l’occhio di chi vede che alla fine ne determina il senso ( l’effetto Pareidolia ), quando il cervello associa l’immagine a qualcosa che già conosce, o che è più plausibile e somigliante ad una forma già vista e memorizzata: sappiamo che i fiori hanno petali anche se vi sono rose e margherite e quindi vi sono sostanziali differenze per distinguerle. Sappiamo anche dalla fisica quantistica che l’osservatore cambia il risultato, quindi il cervello di ognuno di noi assocerà una forma che vede a una forma che esso già conosce ma che magari non è riconosciuta come familiare o logica da altri.

Per questo io credo e mi affido fermamente a ciò che l’artista voleva ritrarre della sua vita, come se fosse una sorta di istantanea, una fotografia di quel preciso momento o avvenimento; nella storia hanno ritratto immagini a noi magari oggi familiari, o che riteniamo presunte tali, ma che per l’epoca riteniamo strane.

Tuttavia, siamo noi a ritenerle tali ma forse per l’epoca, non erano poi così strane.

Aryan Devatara.